Causa morte del Pc, influenze varie e festività è un po' che non posto niente, non che sia successo qualcosa ma l'idea di tenere aggiornato questo diario mi piace così...
L'anno calcistico si è concluso con un pareggio in casa contro il Casale, pochi i Casalesi presenti, non molti di più i savonesi, almeno per quello che si può dedurre dalle foto, perchè noi ovviamente non c'eravamo, stesso motivo per cui non mi lancio su giudizi: quello che so si limita alle solite diatribe da tastiera tipo dopo Alessandria su chi era più figo, più cattivo, su chi non si è fatto vedere etc...
La Working Class ha fatto la solita molestissima cena di Natale, presente anche la Sezione Lutetia arrivata da Parigi per le feste, poi ci siamo salutati e aggiornati a Gennaio, anche perchè i giovani stavano organizzando un Capodanno distruttivo e la mia pancia ormai è sempre più limitante, abbiamo quindi escluso anche passeggiate varie e ci siamo organizzati per una teglia di pizza in casa, iniziamo a fare la famigliola
Ci è arrivato l'invito a partecipare al Torneo organizzato dagli Ultrà Sankt Pauli ad Amburgo a fine Maggio, Matilde sarà troppo piccola per un viaggio del genere ma Luca e i ragazzi si stanno organizzando, per una realtà relativamente piccola come la nostra, soprattutto appartenente ad una categoria così bassa questo invito è motivo di grande orgoglio, in fondo ci permette di confrontarci con realtà come Celtic Glasgow, Sampdoria, Marsiglia etc...Fantascienza!!!!
Ne approfitto per fare gli auguri a tutti i nostri amici italiani e stranieri e per postare il volantino di un concerto che mi è arrivato da Marsiglia, organizzato dai ragazzi del Commando Ultras
Copio&Incollo dalla Mailing List del Partito Comunista dei Lavoratori di Savona, ogni commento è purtroppo superfluo:
ANCORA MORTI SUL LAVORO: COLPA DI CHI?
Che fare?
Personale ridotto all'osso, con miseri stipendi al limite della sopravvivenza, turni massacranti, impianti fatiscenti, investimenti per la manutenzione inesistenti; utili alle stelle, realizzati sulla pelle dei lavoratori che per difendere i posti di lavoro sempre più minacciati dalla precarizzazione dalla delocalizzazione, dallo sfruttamento, rischiano la propria vita a causa della assenza delle garanzie previste dalla legge sulla sicurezza, quasi sempre disattese dai padroni.
Queste sono le cause della tragedia alla Thyssen Krupp di Torino.
La responsabilità dei padroni è evidente qui come negli altri infortuni sul lavoro: mortali o invalidanti che si ripetono con terribile frequenza ogni giorno nel nostro paese.
Quattro soldi di liquidazione, alle famiglie, magari funerali di Stato per i morti, quattro soldi agli invalidi permanenti, e per chi resta di nuovo miseri stipendi, e le stesse condizioni di turni masscxranti, sperando che il padrone non chiuda l'azienda o la trasferisca in paesi dove non esistono i problemi della legge 626 sulla sicurezza sul lavoro e dove può ancor meglio sfruttare i lavoratori locali.
Si ripete un rituale ormai macabro con i lai degli amministratori pubblici delle istituzioni, del Governo che ad ogni evento di questo tipo promettono interventi risolutori, puntualmente disattesi ma ripromessi al prossimo incidente. Saranno aperte inchieste della magistratura che dopo anni e anni non approderanno a nulla, mentre si reiterano le tragedie più o meno grandi come questa ultima strage.
Questi incidenti non solo arrecano danno e dolore ai lavoratori e alle loro famiglie, calpestano anche la dignità dei lavoratori stessi,che muoiono anche per un malripagato amore per il proprio lavoro e per l'azienda..
E' il momento oggi, a nostro avviso, di dire basta a questa strage, con una vera azione incisiva unitaria che costringa governo istituzioni imprenditori a cambiare il metodo di lavoro dei padroni.
Non toccherebbe a noi dire ai lavoratori di dare una dimostrazione finalmente decisiva per fermare questa catena di omicidi, siamo un partito non un sindacato,tuttavia ci sentiamo di affermare che una fermata generale di tutte le attività lavorative, non per un giorno, ma per tutto il tempo che occorre a veder realizzato concretamente e in ogni impresa, un serio e puntuale programma di prevenzione degli infortuni sul lavoro, sarebbe l'unico modo per cambiare le cose.
OMICIDI BIANCHI
Gli ultimi si chiamavano Antonio Schiavone, operaio di 36 anni, morto sul colpo, Roberto Scola operaio 33 anni, Angelo Laurino operaio 43 anni, Bruno Santino 26 anni morti nelle ultime ore, alle acciaierie Krupp di Torino, e mentre altri sei sono rimasti feriti, alcuni in condizioni disperate.
Mentre leggi queste righe saranno già stati retrocessi, saranno i penultimi, i terzultimi, ….. fino a quando il loro nome non sarà più che il vago ricordo di un articolo letto sul giornale di qualche giorno fa.
Questa folle impennata nella conta dei morti e degli infortuni, però, anche se riconosciuta dalla stessa INAIL e denunciata pure a livello istituzionale dallo stesso Napolitano, cui spesso fanno seguito le due ore canoniche di sciopero indette dai sindacati confederali, non accenna a diminuire.
Non potrebbe essere altrimenti.
Gli scioperi proforma e le dichiarazioni roboanti, così come gli scongiuri o le richieste di aumentare il numero dei controllori, sono destinate a lasciare il tempo che trovano, poiché non si pongono il problema di individuare le vere cause di questa recrudescenza di incidenti sul lavoro, sempre più spesso mortali.
Eppure non ci vuole molto ad accorgersi che, contemporaneamente alla crescita degli infortuni, sono peggiorate le condizioni di lavoro, sono diminuiti i diritti sindacali, sono aumentati la flessibilità, la precarietà ed il potere ricattatorio dei padroni nei confronti dei lavoratori.
L'illusione, poi, che chissà quale ispettore del lavoro, novello Robin Hood, possa intervenire nelle fabbriche a imporre miracolosi provvedimenti a tutela della salute dei lavoratori rasenta il ridicolo.
Chiunque abbia passato anche solo pochi giorni da lavoratore dipendente sa benissimo come sia facile, per i padroni, farsi gioco di qualunque controllo, modificando per tempo le condizioni di marcia degli impianti e riprendendo il ritmo normale appena il sopralluogo è finito.
Per non parlare poi degli operai in nero istruiti a scappare di fronte a un controllo a sorpresa, o costretti a dichiarare di essere stati assunti il giorno stesso.
In realtà è l'aver rinunciato, da parte dei lavoratori, ad un ruolo di controllo diretto delle proprie condizioni di lavoro e di sicurezza, ad aver consentito ai padroni un inasprimento dei ritmi ed un peggioramento delle condizioni di protezione.
La continua minaccia di chiudere, delocalizzare, terziarizzare, automatizzare ecc. ecc., esercitata dalle aziende e subita passivamente dai sindacati concertativi, ha portato in questi ultimi anni i lavoratori a cedere progressivamente sul fronte della sicurezza e della salute, nel vano tentativo di difendere i posti di lavoro.
La sicurezza (che una volta chiamavamo prevenzione) è un costo che incide direttamente sui costi di produzione, che i padroni pagano malvolentieri e che, quando hanno potuto, hanno sempre evitato di sostenere.
Al contrario difendere la sicurezza significa scegliere di imporre ai datori di lavoro una spesa a nostro favore, e questa scelta cozza contro la logica di chi si è schierato al loro fianco nel diminuire costantemente il costo del lavoro.
L'aumento dei morti sul lavoro e degli infortuni è quindi direttamente proporzionale all'aumento dei profitti ed alla caduta del potere di controllo operaio e sindacale.
Le nuove leggi come la 626 infine, così avanzate dal punto di vista formale, in realtà delegano al padrone il compito di valutare i margini di rischio e di controllare le condizioni di lavoro.
In questo quadro il ruolo dei delegati alla sicurezza, quasi sempre scelti dai sindacati (questo per non correre il rischio che venga eletto qualcuno che, nella falsa alternativa tra il lavoro e la salute, scelga comunque di tutelare prima la salute), non essendo questi reali rappresentanti di un gruppo di lavoratori attivo e partecipante, è irrisorio e privo di potere.
Per questo è indispensabile, se veramente si vuole affrontare il problema della sicurezza e della nocività in fabbrica, porsi il problema di ricostruire la partecipazione organizzata dei lavoratori alla tutela dei propri diritti e dei propri interessi, abbandonando l'abitudine alla delega, sia essa diretta alle istituzioni che ai sindacalisti di professione.
Cub Savona Medicina democratica
Ci sono dei giorni in cui le mie origini venete mi fanno vergognare e questa settimana una serie di uscite a raffica stanno aumentando il disagio. Sono nipote di emigrati padovani, di quelle famiglie che nel primo dopoguerra hanno bonificato e popolato la palude Pontina, insieme a tanti romagnoli, lasciando la miseria e la pellagra e trovando, almeno all'inizio, la malaria e l'ostilità dei pochi locali.Mio nonno all'8 Settembre è stato preso, portato in un campo di concentramento e costretto a fare lo sminatore, a mano, tutto questo non ce l'ha mai raccontato, noi nipoti lo abbiamo saputo solo alla sua morte, lui ci raccontava solo le cose positive della sua gioventù, quell'orrore non ce lo ha voluto lasciare. La mia famiglia non si è mai scordata le sue origini e mi ha insegnato a non vergognarmi mai di ciò che sono, e cioè risultato di un melting pot all'italiana, un miscuglio di montanari modenesi, contadini padovani e operai romani, con un tocco esotico dato dalle medioevali (e forse leggendarie) origini siriane di un nonno, ma tutti lavoratori, umili e semplici, pronti ad imparare ma anche a far valere i propri diritti, e soprattutto rispettosi per chi ci rispetta.
Il Veneto non ha esportato solo in Italia, oltre alla palude Pontina ci sono comunità anche a Fertilia e San Luri in Sardegna e in Piemonte, ma in tutto il mondo, dopo la Grande Guerra si moriva letteralmente di fame, il Nord-Est era una delle zone più povere d'Italia, e allora ci siamo sparpagliati per il mondo ed ora? Beh, ora ci dimentichiamo di tutto quello che abbiamo patito e vaneggiamo di rappresaglie naziste e cittadini di serie B. Una delle zone più ricche d'Italia non pensa a tutti i migranti che la rendono così, non pensa che chi lavora nelle sue fabbriche le tasse le paga a Regione e Stato ed ha quindi diritto ai servizi erogati, ma soprattutto tutti questi sedicenti separatisti cosa ci fanno nel Parlamento Italiano, a giurare su una Costituzione, figlia anche della Resistenza, che dicono poi di non riconoscere, ed a godere di tutte le prebende ed i privilegi di quella classe politica che sulle piazze aborrono? Ma più di loro mi fa schifo il popolobue che li segue a ruota e non coglie le contraddizioni...
La memoria è fondamentale per un popolo, scordarci chi siamo servirà solo a ripetere gli stessi errori già fatti, ci stiamo involvendo di nuovo, io spero di riuscire a passare a mia figlia certi valori, ma mi rendo conto che sarà difficile, la società non aiuta, la piccineria di certa gente chiusa in sè stessa neanche, sarà forse il compito più difficile che mi aspetta, e lei non avrà forse più la nonna a raccontarle la Resistenza tra i sassi di Rocca Malatina, l'inseguimento della colonna nazista che portava il papà di Nonno Ezio chissà dove, si presume Aushwitz ma se ne sono perse le tracce, la stessa nonna che ancora adesso piange a sentir parlare tedesco in tv.
Lo so che questo blog aveva avuto fino adesso un tono abbastanza leggero, ma è un periodo che mi sento schifata da quello che vedo e sento e avevo bisogno di metabolizzarlo scrivendolo, il razzismo, l'omofobia, la superficialità mi stanno sopraffacendo e mi sento sempre più Don Chisciotte, anche se continuo a sperare in un Happy End...
Finalmente sono riuscita a postare questa foto!!!! Siamo noi all'arrivo al Moccagatta di Alessandria, e questo era solo il primo pullman, in primo piano il glorioso stendardo della Working Class, che tra un po'andra in pensione...
Ovvero di come un Savona in crisi abbia battuto la capolista Alessandria, ma più che altro sembra che i giocatori abbiano fatto il loro mestiere invece di pensare agli aperitivi in centro 
Domenica si va a Sestri e vediamo un po' che aria tira, decideremo poi se rientrare anche in casa o meno, intanto io mi godo la trasferta "autorizzata", poi mi sa che tra pancia, temperature glaciali in Piemonte ed eventuali rischi mi terranno lontana per un po'...
Alessandrini abbastanza deludenti, 200 in tutto, una sessantina in treno, gli altri in pullman, onore a chi c'era ma sinceramente dalla capolista, che con noi ha anche una rivalità, mi aspettavo di più, noi lì l'anno scorso siamo andati in oltre 300 e ci siamo appropriati del nostro settore...
Restano cmq una tifoseria degna di nota e la giovane età di molti, che in alcuni commenti viene fatta risaltare come negativa, per me indica solo che hanno un buon ricambio generazionale, e alcuni di noi dovrebbero leccarsi le dita ...
A seguire il solito spettacolo indegno sui vari muri su chi era di più, chi era più cattivo, più brutto e chi faceva meglio l'orango sulle reti divisorie, è spuntata la voce di un paio di lame, ma io non so se credere, in fondo gli alessandrini non hanno fama di infami e soprattutto non ne hanno mai fatto un vanto, a differenza di certi "arrotini" di nostra conoscenza, quando saprò chi le ha viste eventualmente farò le mie valutazioni, a priori diffido di chi scrive dietro una tastiera e non si rende riconoscibile in qualche modo, diciamo che gli uomini sono altri e poi buona parte di quelle persone che in rete si vanta delle "nostre" imprese, intese come tifoseria tout court, non solo come Working Class, di solito si scapicolla per appendere gli striscioni e gli scontri li vede da sopra il pullman, intendiamoci, liberi di farlo, ma che almeno non si vantino. La cosa più bella è stata ad Alessandria due stagioni fa, piena contestazione per Russo, 50 persone e il doppio di poliziotti, un po' di maretta, all'uscita questo personaggio, grande e grosso tra l'altro, passeggiava "fischiettando" davanti alla ps schierata e sospirava a voce alta "speriamo di far presto che io domani sono di pattuglia..."
Poi, giusto per rispondere a che dice che la maglia va onorata sempre, vorrei ricordare che la maglia andava onorata anche l'anno scorso a Borgomanero o quest'anno in coppa, se si è in contestazione ok, altrimenti non esistono trasferte più o meno interessanti, ok, Saluzzo non è il massimo, ma se si va per la squadra...
Spero di essere stata chiara, in ogni caso io mi sono esposta ed ho detto come la vedo, se qualcuno vuole sono rintracciabilissima
Per cambiare discorso, Matilde cresce e scalcia ed io ho iniziato a preparare la robina per l'ospedale, anche se è un po' presto l'ostetrica mi ha detto di tenerla lì dal settimo mese ed io obbedisco. Ieri sera le ho sciacquato a mano le prime tutine e mentre le stendevo cercando di girarle con due dita, mi sono resa conto di quanto sarà piccola, porca miseria, vabbè che dicono tutti che i neonati sono fatti di gomma ma mi sa che le prime volte che la dovrò vestire ci sarà da ridere. Ieri ho preso anche delle cose per me, diciamo degli accessori igienici vari, mentre sono alla disperazione per quel che riguarda camicie da notte e vestaglia, che ho già escluso a favore di una felpa aperta davanti, per le camicie andrò al mercato lunedì e vedo cosa trovo con 5 euro, visto l'uso che ne farò mi rifiuto di spendere di più
Luca è uscito da poco per andare alla sede degli Sconvolts da cui partirà il corteo verso il Bacigalupo, per me divieto assoluto di avvicinamento allo stadio, ma sinceramente me lo impone anche il buonsenso
A differenza degli altri gruppi comunque la Working Class non entrerà, ma la presenza si imponeva, non si poteva lasciare l'area in balìa dei mandrogni in trasferta. Ultras1972, Sconvolts e Fedayn hanno deciso di entrare pagando il biglietto a prezzo "vecchio" e lasciando i 3 euro di differenza in beneficienza alla Croce Bianca, il Club Gazzano ha lasciato libertà ai propri iscritti. Noi lasceremo in ogni caso qualcosa a testa per partecipare alla colletta, anche se, personalmente, ritengo che con 6 diffidati ed un arrestato, ora libero in attesa di processo, i soldi potevano essere destinati diversamente, ma così è, noi, per i nostri ci stiamo comunque muovendo e quando è stato il caso ci siamo mossi anche per i ragazzi degli altri gruppi.
Quanto all'entrare o meno in gradinata, come prevedibile, molta gente si è scordata la motivazione originale della protesta ed è bastato l'abbassarsi dei prezzi perchè decidessero di tornare, ovviamente è un caso che si rientri proprio con l'Alessandria
oggi ci prenderanno probabilmente a pallonate, da Domenica prossima lo stadio sarà di nuovo vuoto e pochi di quelli che oggi entreranno si renderanno conto di aver fatto l'ennesima figura da cioccolatai. Giovedì in riunione se n'è parlato, valutando le cose che sono cambiate dall'inizio dello sciopero del tifo e non le abbiamo ritenute valide per spingerci ad entrare, la decisione è stata presa all'unanimità e mi fa un enorme piacere, la coerenza prima di tutto, Alessandria o no, la linea è quella e la si porta avanti.
Il rischio più grosso del corteo e dello stare fuori è l'essere a contatto continuo con le fdo, sono stati venduti agli alessandrini sui 250 biglietti e stando noi in gradinata abbiamo l'ingresso a 30 mt da quello del settore ospiti, se ci si aggiunge che al Genoa (gemellati con l'Alessandria) è stata vietata la trasferta di Torino e probabilmente qualcuno arriverà anche da lì, potrebbe esserci un po' di movimento...
Io mi consolo con le foto della trasferta dell'anno scorso, quando eravamo oltre 300 noi e gli alessandrini un po'sottotono perchè in contestazione, è stata una giornata epica, con la polizia che ha caricato alle nostre spalle ed è stata poi cacciata dal settore ospiti dove ci siamo chiusi dentro, il bilancio finale è stato di tre feriti nostri, ma solo uno all'ospedale, un vecchio di 65 anni tra l'altro, e tre celerini di cui uno ha lasciato sull'asfalto qualche dentino...
non so perchè ora non riesco a caricare una foto, più tardi ci riprovo.